L' ARTICOLO - Il primo passo

 Sorride

 

Quali siano gli articoli determinativi e indeterminativi lo diamo per scontato: vediamo piuttosto i casi in cui sorgono dubbi nel loro uso. Il primo riguarda quando usare l’articolo determinativo maschile IL e quando LO. I casi i cui il secondo sostituisce il primo sono sostanzialmente due:

ü  davanti a una vocale;

ü  davanti a una parola che comincia con S seguita da consonante (esse impura), con Z, con X e con i gruppi gn,pn,ps.

            E’ una questione di eufonia (gradevolezza di suono, ricerca di armoniosità; in partic. nell'incontro di suoni all'interno di una parola): è un suono decisamente  più difficile quello con tre consonanti filate, come risulterebbe la pronuncia se usassimo IL invece di LO, che consente l’inserimento di una vocale a interrompere la sequenza e dare respiro al suono. Si usa anche con la X, che è una lettera composta da due suoni consonantici, cs, lo stesso motivo per cui si usa anche prima della Z, anche se più difficile da cogliere. Infatti la zeta è in realtà il prodotto del suono ds, motivo per cui vale come doppia consonante. Dunque si dice lo scolaro, lo zio, lo xilofono, lo pneumatico, lo gnocco, lo psicologo.

 Articoliamo

L’articolo determinativo è figlio della specificazione latina ille e illa, cioè “quello” e “quella”, di cui sono rimasti, a seconda dei casi, la prima o la seconda parte: il oppure lo/la. 

La determinazione è sorta durante il passaggio  dal latino al volgare, con la perdita delle declinazioni delle parole: per una migliore comprensione si è reso necessario introdurre un discorso più “articolato”. 

Il tema

 

COME SCRIVERE UN BUON TEMA IN POCHE MOSSE

Che ci piaccia o no, prima o poi arriva il momento del tema d'italiano . Sotto forma di lettera, di diario, di saggio e chi più ne ha ne metta il tema d'italiano rappresenta un piacere per chi ama la scrittura e le materie umanistiche e una tortura per i genietti della matematica. Da oggi, grazie a questi piccoli ma efficaci consigli il tema non sarà più un problema e affronterete quel momento con il sorriso sulle labbra. Vediamo come!

 

Come si scrive un tema d'italiano? Ecco piccoli ma preziosi consigli per ottenere ottimi voti! 

Che ci piaccia o no, prima o poi arriva il momento del tema d'italiano . Sotto forma di lettera, di diario, di saggio e chi più ne ha ne metta il tema d'italiano rappresenta un piacere per chi ama la scrittura e le materie umanistiche e una tortura per i genietti della matematica. Da oggi, grazie a questi piccoli ma efficaci consigli il tema non sarà più un problema e affronterete quel momento con il sorriso sulle labbra. Vediamo come!

 

ORGANIZZARE IL TEMPO

Hai ottime idee ma hai paura di andare fuori tema? Ogni volta che prendi una penna in mano ti viene il tanto famoso blocco dello scrittore? Come prima cosa bisogna ORGANIZZARE IL TEMPO  e gestirlo in modo intelligente. Come?

 

Se hai a disposizione DUE ore puoi:
usare 10 minuti per comprendere la traccia
10 minuti per fare la scaletta e per trovare idee
1 ora  per scrivere il tema
20 minuti per correggerlo
20 minuti per ricopiarlo in bella

 

LEGGERE LA TRACCIA

 Così come avviene durante un'interrogazione, leggere e capire la traccia di un tema è fondamentale. Concediti il giusto tempo e cerca di cogliere il numero maggiore di dettagli. Saranno la tua bussola e la tua strada per comporre una scaletta perfetta!

 

DIVIDERE IL TEMA IN TRE PARTI

 

Il segreto per scrivere un buon testo è la scomposizione in tre parti. Non si tratta di nessuna difficilissima operazione matematica e puoi farlo anche se le frazioni non sono il tuo forte.

1) INTRODUZIONE - "Chi ben comincia è a metà dell'opera" mai niente di più corretto. Qui devi presentare e introdurre quello di cui andrai a parlare. Un po' come se presentassi un amico a un altro.
2) SVOLGIMENTO - Si tratta della parte centrale del tema in cui devi spiegare e analizzare l'elaborato. 
3) CONCLUSIONE - Avete mai visto un film senza finale? La chiusura è il momento per dire la tua opinione e lasciare un tocco personale al tema.
Infine...hai mai sentito parlare delle 5 W che usano i giornalisti? Prima di iniziare a svolgere il tema, prendi un foglio e scrivi le 5 W ovvero: Who? (chi), What? (cosa) When? (quando), Where? (dove) e Why? (perché). Se durante tutto il tema cercherai di rispondere a queste domande sicuramente otterrai uno splendido voto per la tua gioia, dei genitori e dell'insegnante. Che ne dici...proviamo? 

 

 

 

 

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L'accento

POSIZIONE DELL'ACCENTO

 

 

 


 

Le parole italiane, rispetto alla posizione dell'accento tonico, si classificano in:

PAROLE PIANE: hanno l'accento sulla penultima sillaba e sono le più numerose nel vocabolario italiano. Si tratta di parole come 

càsa
lìbro
piède
giornàle
marìto
patàta
calendàrio
tavolìno
portaombrèllo
PAROLE SDRUCCIOLE: hanno l'accento sulla terzultima sillaba. Dopo le piane sono le più frequenti in italiano.
pàllido
sàndalo
zùcchero
càntano
pòrtalo
scrìvigli
antipàtico
sistemàtico
imbevìbile
PAROLE TRONCHE: hanno l'accento sull'ultima sillaba e sono quelle che devono segnalare l'accento graficamente
caffè
città
virtù
gioventù
lunedì
partirò
maturità
ricorderà
università
PAROLE BISDRUCCIOLE: hanno l'accento sulla quartultima sillaba e sono abbastanza rare in italiano. Frequentemente si tratta di verbi che hanno assorbito una qualche forma pronominale:
lasciàtemeli
pàrlamene
scrìvimelo
àbitano
edìficano
dóndolano
aspettàndosela
portàndoglile
dimenticàndosene
 
 

Divisione in sillabe

Come dividere le parole in sillabe

 

  • Ogni sillaba deve avere almeno una vocale:

a-mi-che-vol-men-te

  •  Una vocale o un dittongo, posti all'inizio di una parola e seguiti da una consonante, costituiscono una sillaba:

o-ra-rio, au-gu-rio

  •  Le vocali dei dittonghi e dei trittonghi non si dividono mai:

mie-le, a-iuo-la

  •  Una consonante semplice forma una sillaba con la vocale e il dittongo che la seguono:

co-ro-na, piu-ma, 

  •  Le consonanti doppie e quelle del gruppo cq si dividono tra due sillabe: 

ap-pal-lot-to-la-re, 

ac-qua

  •  I 'digrammi' e i 'trigrammi', gruppi di lettere che formano un solo suono, non si dividono mai.
    Essi sono: 

gl + i:  e-gli

gn + vocale:  gno-mo

sc + le vocali e, i :   sce-na, sci-vo-lo

ch le vocali e, i:  chi-mi-co, o-che

gh + le vocali e, iru-ghe, a-ghi

ci gi + le vocali a, o, u: ca-mi-cia, mi-ciogio-va-ne, giu-sto

gli vocalea-glio, mo-glie

sci + vocaleli-scio, a-sciu-ga-re

  •  I gruppi formati da  due o tre differenti consonanti + una vocale costituiscono una sillaba, se con questo insieme di lettere può iniziare una parola della lingua italiana:

re-cla-mo, a-pri-re, a-stra-le re-cri-mi-na-re, pro-ble-ma

  •  Gli insiemi di due o tre consonanti che non potremmo mai trovare all'inizio di una parola italianart, cn, lt, mbr, nfr, e così via, devono essere divisi tra due sillabe, come negli esempi seguenti: 

cor-to, tec-ni-co, al-to, om-bra, in-fran-ge-re

  •  La s seguita da una o più consonanti forma generalmente una sillaba con la vocale seguentenon con quella che la precede:

a-stro, ri-spon-de-re, di-sprez-zo

  •  Nelle parole composte, nelle quali il primo elemento termina per i  e il secondo elemento comincia per vocale, l'insieme delle vocali risultante da tale unione non deve essere considerato un dittongo e va diviso tra due sillabe:

chi-un-que, ri-e-du-ca-re

  •  I prefissi come dis-, tras-, trans-, in-, ben-, mal- possono essere separati dalla radice e formare una sillaba a sé oppure divisi, secondo le regole generali della divisione in sillabe:

dis-a-bi-ta-to  / di-sa-bi-ta-to, 

tras-por-ta-re  / tra-spor-ta-re,

mal-in-ten-zio-na-to  ma-lin-ten-zio-na-to

Oggi, però, si tende a seguire le regole generali e prevale la seconda delle possibilità.

 
 

L'analisi logica - primi elementi


Nella lingua italiana, il processo attraverso il quale diamo ai singoli componenti di una frase la giusta attribuzione (di significato e appartenenza), è quello definito dall'analisi sintattica degli elementi, che identifichiamo come analisi logica (o sintassi).

Fare l'analisi logica vuol dire rispondere alle domande:

- qual è la funzione svolta dai sintagmi (parti del discorso) presenti in una frase?

- quali sono i rapporti che intercorrono tra le parole all'interno di una frase?

Ma per rispondere a queste domande, è necessario conoscere e distinguere le singole parti componenti il periodo oggetto dell'analisi.

In una proposizione, possiamo avere elementi fissi variabili.

Gli elementi fissi sono:

- il soggetto, ovvero l'elemento a cui la frase si riferisce, colui che compie o subisce un'azione espressa attraverso un altro elemento fisso che è il predicato, con il quale concorda in persona, genere (dove espresso) e numero, colui che si trova in una condizione;

- il predicato, cioè l'elemento che dice qualcosa a proposito del soggetto: chi è, com'è, cosa fa, cosa subisce, in che situazione si trova.

Il predicato può essere nominale, se costituito da verbo + nome o aggettivo o verbale, se composto da un verbo predicativo (verbo che ha un senso compiuto anche se utilizzato da solo) di forma attiva o passivatransitiva o intransitiva .

Esempio: nella frase Giulia è partita, “Giulia” è il soggetto che compie l'azione di partire, quindi “è partita” è il predicato verbale.

Se volessimo invece una frase con il predicato nominale, avremmo: Giulia è alta, dove “alta” corrisponde a un aggettivo.

Nota: nel predicato nominale la voce del verbo essere è detta copula, mentre il nome dell'aggettivo o del nome che vi si accompagnano si definiscono parte nominale del predicato.

Abbiamo poi elementi variabili, come i complementi, che rappresentano parti del discorso che integrano la proposizione ampliandola con informazioni di qualsiasi genere, la completano.

Distinguiamo complementi direttiindiretti e avverbiali.

 

complementi diretti sono parti del discorso che si integrano alla frase in maniera diretta, senza chiamare a sostegno altri elementi della proposizione e si identificano in: complemento oggetto,complemento predicativo dell'oggettocomplemento predicativo del soggetto.

Es: ho mangiato una mela (complemento diretto).

complementi indiretti integrano la frase attraverso l'aggiunta di una locuzione prepositiva, una preposizione, un avverbio usato come tale.

Es: ho mangiato una mela a casa (complemento indiretto).

Attributo e apposizione possono aggiungersi alla frase per caratterizzarla, riferendosi direttamente al soggetto, al complemento o alla parte nominale del predicato: l'attributo è generalmente un aggettivo che si unisce al nome per qualificarlo (es: ha scritto un bel libro) mentre l'apposizione è un nome che si affianca a un altro per definirlo meglio, es: ti presento l'ingegnere Rossi.

Una volta assimilati i concetti preliminari, possiamo eseguire l'analisi della frase, che ci vedrà impegnati nel distinguere tra frase minimasemplice e complessa:


- la frase minima è composta solo da soggetto e predicato (nominale o verbale);
- la frase semplice è composta da soggetto, un solo predicato e complemento;
- la frase complessa ha le medesime caratteristiche di quella semplice, ma può essere costituito anche da più di un predicato, con ciascuno una parte di proposizione (sintagma) annessa. Si opererà dunque in tal senso:

prendiamo ad esempio la frase: il libro è stato scritto un anno fa;

  • dobbiamo anzitutto dividere la frase in sintagmi:

il libro è stato scritto / un anno fa

 

  • identificare soggetto e predicato (per facilitare l'operazione è sempre meglio ricercare il predicato per risalire al soggetto e non confonderlo così con l'eventuale complemento):

            è stato scritto è il predicato alla forma passiva, perciò mi pongo la domanda:
chi/cosa è stato scritto? La risposta farà riferimento al soggetto, che è il libro.

  • eseguire l'analisi logica di ciascun sintagma:

il libro - soggetto / è stato scritto - predicato verbale / un anno fa - complemento (di tempo).

Pertanto abbiamo un esempio di frase semplice. Potremmo aggiungere un'estensione alla frase, utilizzando un altro complemento, così:

 il libro è stato scritto un anno fa da Mario Rossi (da Mario Rossi – complemento d'agente).

promem. ortografico

PROMEMORIA ORTOGRAFICO. I principali errori nell'uso dell'accento

Dittonghi, trittonghi, iato

Cara Giovanna la tua richiesta è stata evasa. Spero che la mia lezione possa esserti d'aiuto.

i nomi alterati

I nomi si dicono alterati quando cambia la desinenza finale con l’inserimento di suffissi per dare sfumature in senso “diminutivo”, “vezzeggiativo”, accrescitivo, “ dispregiativo”.

I falsi alterati ve li presento con una canzone

Alcuni nomi sembrano alterati, invece, sono nomi primitivi con un loro significato e vengono chiamati falsi alterati come:

astuccio che non è il vezzeggiativo di asta;

mulino che non è il diminutivo di mulo;

lampone che non è l’accrescitivo di lampo;

focaccia che non è il dispregiativo di foca.