GLI ARABI, MAOMETTO E LA NASCITA DELL’ISLAM

 

Gli arabi vivono tra il deserto e il mare

Nel corso del VII secolo, mentre in Italia si stabilivano i Longobardi, ebbe inizio nella penisola arabica la straordinaria espansione militare e religiosa degli Arabi. Essi erano già noti ai Romani  come un popolo di pastori e carovanieri che trasportavano merci attraverso il deserto, ma anche come predoni che assalivano i viaggiatori.

Gli Arabi vivevano organizzati in tribù, alcune sedentarie altre nomadi. Le tribù sedentarie erano stanziate  soprattutto nel sud della penisola arabica, nella cosiddetta “Arabia felice”, dove si erano sviluppate numerose città. Tra queste vi era Saba, nell’attuale Yemen, un antichissimo centro lungo le rotte commerciali che collegavano l’India e l’Egitto. Altre tribù sedentarie si erano stabilite nella parte occidentale della penisola, in città come La Mecca o Medina.

Le tribù di nomadi, detti anche beduini, si muovevano invece nelle regioni più interne, occupate per lo più dal deserto.  Esse erano governate dal capo guerriero più anziano, lo sceicco,  e vivevano spostandosi con il bestiame tra le oasi lungo il deserto.  Oltre alla pastorizia, le tribù nomadi si dedicavano anche alla razzia (Scorreria armata di predoni o di soldatesche irregolari in territorio altrui, allo scopo di devastare, saccheggiare, depredare)  e al saccheggio, ai danni delle carovane di mercanti che percorrevano il deserto o contro le popolazioni delle città.

 Il mondo arabo è isolato e privo di unità politica

Più al nord, verso la Siria e al confine con l’impero persiano, si erano formati alcuni piccoli regni arabi; in passato, questi Stati  erano entrati in contatto con il mondo romano, tanto che nel III secolo l’arabo Filippo era diventato imperatore.  A parte questi piccoli regni, gli Arabi, sedentari o nomadi che fossero, non avevano alcuna unità politica: la loro società si basava  sui legami fra le varie tribù,  a loro volta organizzati in clan sempre in lotta fra loro, in una  sorta di guerra  di tutti contro tutti.

Per diversi secoli gli Arabi rimasero piuttosto isolati, chiusi com’erano tra l’impero bizantino da una parte e quello persiano dall’altra.  Tuttavia molte tribù  di beduini mantenevano frequenti rapporti  commerciali e culturali  on ebrei e cristiani: per questo, alcuni elementi importanti di entrambe le religioni  avevano incominciato a influenzare il mondo arabo.

Con la predicazione di Maometto nasce l’Islam

Le tribù arabe erano indipendenti l’una dall’altra: avevano in comune solo la lingua e, in parte, la religione. Quest’ultima era costruita  da un culto molto semplice, in cui venivano  adorate numerose divinità. Il tempio più importante  si trovava a La Mecca, dove in un edificio di forma cubica  chiamato Kaaba, veniva conservata una pietra sacra di colore nero. Proprio alla Mecca, nel 610, un mercante di nome Maometto iniziò a predicare una nuova religione.  Egli sosteneva l’esistenza di un unico Dio, Allah. Contro il tradizionale politeismo (religione di molti dei), Maometto predicava dunque una religione monoteista (di un solo dio). Secondo la nuova dottrina, anche Mosè e Gesù  erano stati profeti di Allah; Maometto si presentava però come “l’ultimo profeta”, incaricato di predicare la legge di Dio in forma definitiva e immutabile.  Secondo la nuova religione, “tutti gli uomini sono uguali di fronte ad Allah” e devono sottomettersi totalmente al suo volere: Islam, il nome della nuova religione, significa proprio sottomissione alla volontà di Dio.  Il termine musulmano indica colui che è sottomesso a Dio. Si parla dunque correntemente di religione islamica o musulmana.

 Il mondo arabo si riunisce e si rafforza nella fede

Il popolo accolse con entusiasmo il messaggio di Maometto, ma con la sua predicazione egli si fece anche molti nemici, specialmente tra le famiglie più potenti della Mecca. Per  questo motivo, nel 622 fu scacciato dalla città e dovette rifugiarsi a Medina. L’anno della sua fuga (detta egira, in arabo migrazione, trasferimento)  è considerato dai musulmani  l’inizio di una nuova era: da quel momento essi fanno iniziare il loro calendario, proprio come i cristiani datano il loro dalla nascita di Gesù.  Nel giro di pochi anni Maometto conquistò un grandissimo numero di fedeli e potè ritornare alla Mecca da trionfatore.  Qui fece distruggere tutti gli idoli  conservati nel tempio e proclamò la Mecca la città santa dei musulmani. 

Maometto_e_la_nascita_dell'Islam

mappa concettuale

Maometto

Prima di Maometto

Torre del Greco - Storia in due parole

Le origini della città di Torre del Greco, sono da ricercare in epoca romana. Torre del Greco,  a quei tempi, costituiva nient’altro che un sobborgo residenziale di Ercolano, con ville maestose che affacciavano sul Golfo di Napoli. Il nome Torre del Greco, secondo una leggenda locale, sarebbe derivato dalla coltivazione di un particolare vitigno proveniente dalla Grecia e risalente all’anno 1000.

Un'altra ipotesi di etimologia della parola fa risalire l’origine del nome ad un eremita orientale che si sarebbe insediato nella torre.

A partire dal Quattrocento Torre del Greco subì le vicende del Regno di Napoli.

Nel 1631 un'eruzione di proporzioni ingenti distrusse tutto il versante a mare del Vesuvio. Torre del Greco venne invasa da torrenti fangosi e da grandissimi flussi lavici, dei quali uno in particolare generò le scogliere della Scala.

In epoca settecentesca si ebbe una fioritura del commercio marittimo, mentre la flottiglia peschereccia dell'epoca contava 214 imbarcazioni, dedite alla raccolta delle spugne, del corallo e delle conchiglie. Fu proprio allora che nacque la tradizione della lavorazione del corallo.

L'eruzione del Vesuvio del 1794 seppellì il centro storico sotto uno spessore lavico di circa 10 metri. Numerose altre eruzioni avevano portato nei secoli danni alla città, definita "la città del Vesuvio" per l'impatto sulla sua vita del vulcano. A causa delle numerosi distruzioni subite nel corso della sua storia, sullo stemma della città, che comprende una torre, è riportato il motto della fenice: Post fata resurgo.

CAUSE ED EFFETTI - IMPARO IL METODO

Saper riconoscere le cause e gli effetti  aiuta a capire che cosa realmente è accaduto. Significa accedere a uno strato più profondo della realtà, che sta “sotto” gli eventi.

E’ in questo modo che lo studio della storia si rivela utilissimo per la vita attuale di tutti: se tenessimo conto di tutte le volte che un certo insieme di azioni  ha provocato un certo insieme di conseguenze negative, e sapessimo confrontare i fatti del passato, potremmo oggi evitare di ripetere tanti errori!

 

COLLEGARE CAUSE ED EFFETTI

 

Individuare le cause di un avvenimento storico, cioè l’insieme degli eventi e dei fatti che lo hanno reso possibile, che lo hanno preceduto e determinato e che consentono di spiegarlo, equivale a rispondere alla domanda “perché”?

Esiste infatti una relazione tra i fatti che si succedono nell’esperienza; questa relazione è formata da due elementi:

  • La causa, cioè la circostanza, la condizione che determina un certo fenomeno in un dato momento. La causa può essere di breve o di lunga durata. Nello studio della storia si possono distinguere vari tipi di cause:

-          Cause economiche = sviluppo produttivo o crisi economica;

-          Cause sociali = lotte di classe, conflitti tra popoli, scontri tra ceti;

-          Cause politiche = guerre, lotte per il potere, rivoluzioni;

-          Cause culturali = scoperte, diffusione di nuove tradizioni, usi e costumi, innovazioni tecnologiche, artiche;

  • L’effetto, cioè la conseguenza di un dato avvenimento storico. Anche gli effetti possono esseredi breve o di lunga durata.

Il più delle volte ci sono tante cause che fanno accadere un fatto o creano una certa situazione. Per esempio, nel caso della Storia, un’armata di soldati può perdere una battaglia perché il nemico ha soldati in numero superiore (prima causa) ma anche perché è comandata da un generale inesperto (seconda causa) e perché il gelo ha sorpreso gli uomini male equipaggiati e li ha fatti ammalare (terza causa).

Nello stesso modo, a una stessa causa possono  corrispondere più effetti: una battaglia decisiva persa può determinare la disfatta definitiva dell’esercito perdente, la perdita di una città o di un territorio e anche la caduta dell’impero. D’altra parte, spesso si verifica una catena di cause ed effetti: vale a dire, una causa provoca un effetto, che a sua volta diventa la causa di qualcosa d’altro e così via. Per esempio, una carestia determina la scarsità di cibo, la quale,  causa un peggioramento delle condizioni di salute della popolazione, e questo contribuisce, insieme alla povertà e alle cattive condizioni igieniche, alla diffusione delle epidemie.

L'impero d'Oriente e Giustiniano

L’impero d’Oriente conserva la sua stabilità.

 

        Mentre le popolazioni germaniche invadevano l’Italia e il resto dell’Europa occidentale, l’Impero romano d’Oriente, detto anche impero Bizantino (da Bisanzio, l’antico nome della sua capitale), restava di fatto al riparo dai loro  attacchi. Esso aveva una notevole stabilità e, sopravvisse all’impero d’Occidente per altri mille anni, fino al 1453, quando cadde per mano dei Turchi ottomani.

       Quali furono le ragioni di questa stabilità? Certamente l’impero bizantino era favorito da una posizione geografica più protetta, ma vanno considerati anche i meriti di alcuni imperatori, succedutisi uno dopo l’altro sul trono di Costantinopoli (l’odierna Istanbul).

 

L’economia nell’impero Bizantino.

 

      Costantinopoli, l’antica Bisanzio, si trovava in una posizione geografica strategica  dal punto di vista economico. L’impero d’Oriente, infatti, era il punto di incontro di importanti vie commerciali: sia quelle che provenivano dall’Asia centrale e che avevano il loro fulcro nella città di Samarcanda, sia quelle che risalivano la penisola arabica  e arrivavano fino ai porti della Siria e della Palestina.

      Inoltre, una potente ed efficiente flotta militare garantiva la sicurezza degli scambi per mare. Questa dinamica vita commerciale era favorita anche dalla solida moneta d’oro di Bisanzio (il bisante), che circolava senza limitazioni ed era usata come mezzo di pagamento anche al di fuori dell’impero.

   Un altro punto di forza dell’impero d’Oriente era costituito dall’esercito: gli imperatori erano riusciti a mantenerlo sotto controllo, arruolando soltanto pochissimi soldati barbari. Grazie alle forti tasse, lo Stato disponeva  inoltre di ricchezze sufficienti per mantenere sia le truppe che i funzionari civili.

 

Giustiniano e l’eredità della civiltà romana.

 

       L’impero romano d’Oriente conobbe un periodo di particolare  splendore con Giustiniano, che regnò dal 527 al 565. Giustiniano era un grande ammiratore del mondo romano e intendeva ridargli vita unificando Oriente e Occidente.

       Una delle iniziative più importanti dell’imperatore fu quella di ricostruire il diritto romano, cioè l’insieme delle leggi che erano state il fondamento dell’antico impero di Roma. Egli fece dunque raccogliere tutte queste leggi, insieme agli scritti dei grandi giuristi  del pasato, nel Corpus iuris civilis, la “Raccolta del diritto civile”. Quest’opera avrà una grande importanza  nei secoli successivi: studiata nelle università medievali, costituirà il fondamento del diritto medievale e moderno in tutta l’Europa.

          Seguendo la tradizione romana, inoltre, Giustiniano diede notevole impulso a grandi opere pubbliche: fece costruire ponti, strade e mura; ogni città importante fu arricchita di monasteri, chiese, ospedali pubblici. A Costantinopoli l’imperatore fece edificare la basilica di Santa Sofia (cioè Divina Saggezza) con la sua imponente cupola, simbolo dello splendore del regno.

              

L’imperatrice di umili origini.

 

Teodora, moglie di Giustiniano e imperatrice, era figlia di un’attrice di mimo e di un guardiano di orsi, che morì quando era ancora una bambina. La madre, vedova e in ristrettezze economiche, la introdusse alla carriera del teatro. Al tempo diventare attrice non era certo il sogno di un’adolescente, perché gli attori si trovavano ai livelli più bassi della società. Il matrimonio di un’attrice  con una persona di ceto sociale elevato era addirittura vietato. Ma Teodora, oltre a essere bellissima, era anche molto brava nel suo lavoro, e presto la sua fama si diffuse in tutta Costantinopoli. Nel 520 conobbe Giustiniano un uomo serio e determinato, al tempo nipote dell’imperatore d’Oriente. Egli si innamorò subito di quella donna bruna, con gli occhi scuri e un carattere risoluto. Abrogata la legge  che ne impediva il matrimonio, i due si sposarono e di lì a pochi mesi Teodora divenne imperatrice. 

I regni romano - germanici

Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente, nelle antiche province dell’ex impero si verificarono dei grandi cambiamenti.

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